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martedì 21 ottobre 2008

Facciamo chiarezza...


Comunicato stampa di Assofondipensione relativo all'impatto dell'attuale crisi dei mercati finanziari sull'andamento dei Fondi Pensione Negoziali .


ASSOFONDIPENSIONE
Associazione dei fondi pensione negoziali
COMUNICATO STAMPA
Roma, 16 ottobre 2008

Dopo quattro anni di crescita sostenuta, le vicende legate ai cc.dd. mutui
subprimes e la crisi globale acuitasi nel corso nel 2008 hanno provocato
una forte turbolenza sui mercati finanziari internazionali.
Pur in una situazione di crisi mondiale, è importante sottolineare che i
Fondi Pensione Negoziali continuano a rappresentare una risposta efficace
ed adeguata ai bisogni di risparmio previdenziale delle lavoratrici e dei
lavoratori italiani.

Un’analisi approfondita della situazione dei Fondi Pensione Negoziali
non può prescindere da una valutazione sul tipo di investimento proprio
degli stessi che, in quanto di natura previdenziale, deve necessariamente
essere valutato in un arco temporale più ampio rispetto al semplice
investimento finanziario e speculativo.

Il rigoroso sistema di regole, limiti e controlli dei fondi pensione,
l’adeguata diversificazione degli investimenti – che consente di limitare gli
impatti negativi sulle risorse conferite in gestione –, la prudenza che ha
connotato la costruzione dei comparti (alla fine del 2007, il patrimonio dei
fondi pensione negoziali risulta composto per il 59% da titoli di Stato), il
costante monitoraggio svolto dalla COVIP, rappresentano altrettanti
elementi che rafforzano, anche nell’attuale contesto di crisi, la validità della
scelta dei Fondi Pensione Negoziali.

I vantaggi dell’investire in un Fondo Pensione Negoziale non si limitano
solo ad una gestione attenta sia alla sicurezza che alle performance
dell’investimento. Si estendono anche ad altri aspetti, come quelli derivanti
dal risparmio fiscale e dall’opportunità di fruire del contributo addizionale
del datore di lavoro.

Inoltre, i Fondi Pensione Negoziali garantiscono costi contenuti e
vantaggiosi rispetto agli altri strumenti di risparmio presenti sul mercato.
Questo fattore, in un investimento dall’orizzonte temporale medio lungo,
può incidere in modo significativo sulla misura del montante finale e della
rendita cui il lavoratore accede al momento del pensionamento.
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martedì 7 ottobre 2008

IL TFR...




Maggiore chiarezza sulla rendita finanziaria nei fondi pensione

+22,10% se destinato a fondo negoziale

In questo ultimo anno, i mercati finanziari hanno vissuto un pessimo rendimento e giustamente i mass media hanno cercato di focalizzare l'attenzione sulle cause e soprattutto sulle ripercussioni nell'economia e tra i cittadini.Tra le tante informazioni però, si rileva una scarsa e incompleta informazione sui fondi pensione che hanno causato fibrillazione tra i lavoratori che hanno destinato a tali fondi i propri risparmi.Informazione incompleta perchè si evidenzia solo il basso o negativo rendimento degli investimenti dei fondi senza evidenziare i vantaggi contrattuali e fiscali .Dalle rilevazioni della COVIP emerge che i fondi negoziali hanno perso in questi 9 mesi il 4% medio, i fondi aperti il 7% e i Piani individuali pensionistici l'11%.Già da queste rilevazioni si conferma che la gestione dei fondi negoziali tengono meglio di quelli privati ma, se facessimo l'esame completo di quanto rende ad un lavoratore entrare nel sistema negoziale, vedremo che il margine di guadagno è ancora molto vantaggioso.
Facciamo un esempio:Lavoratore del commercio 4° livello che aderisse a FONTE con i minimi contrattuali previsti:

*quota lavoratore 0,55% del proprio salario
*quota azienda 1,55% del salario di riferimento per 14 mensilità = 21,70%
*aliquota fiscale del 15% anzichè del 23% medio del reddito preso a riferimento
( risparmio di 8% primi 15 anni)
*dalle quote aziendali e del lavoratore si toglie lo 0,10% per servizi del fondo
*rivalutazione del solo TFR 3,5%
*perdita sugli investimenti pari al 4%
il quadagno in percentuale del lavoratore sarebbe :
21,70 + 8% = 29,70%
29,70 - 3,5%- 0,10%- 4% = 22,10%
Lo stesso lavoratore che avesse aderito ad un fondo aperto, non potendo destinare le quote dell'azienda e avendo i costi di servizio più alti e meno prevedibili ( 1,5% medi), avrebbe solo i vantaggi fiscali dell' 8% che, tolto il 7% di perdita finanziaria e l'1,5%, avrebbe perso lo 0,5% del proprio capitale.
Se fosse stato un PIP addirittura il - 4,5%.
Ecco perchè l'attuale Governo sembra accogliere le richieste delle banche e assicurazioni sulla possibilità di poter destinare la quota aziendale anche verso i fondi aperti e probabilmente si capisce l'informazione incompleta dei giornali i cui proprietari sono prevalentemente banche.




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