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sabato 21 marzo 2009

L'Ikea da nord a sud Italia: assunzioni, aperture e... cambi di abitudine




Ultimamente si parla molto di Ikea. Più nel male che nel bene...

Fa discutere la politica di assunzioni del colosso svedese, ad esempio. Da un lato per molti è un'ancora di salvezza a cui aggrapparsi, come a Baronissi (provincia di Salerno) dove sono stati stimati in 200 i posti di lavoro diretti e in 120 quelli indiretti generati dall'apertura del PdV del retailer di arredamento. Dall'altro il nuovo pdv torinese di Collegno è il fulcro di una serie di polemiche che colpiscono proprio le politiche occupazionali dell'azienda. Pare, infatti, che il centinaio di posti di lavoro necessari saranno part-time e a tempo determinato, proprio come la maggior parte dei dipendenti dello store di Grugliasco. Si parla del 90% dei dipendenti a TI e di essi solo il 33% è a tempo pieno (la restante parte sono part-time a 20, 24 e 30 ore settimanali).

Lo store di Rimini dovrebbe aprire il 9 giugno. Questa è la data comunicata ai 230 nuovi dipendneti selezionati fra i circa 6.000 curriculum ricevuti. Intanto si scopre che l'azienda prosegue lungo la sua politica di nuovi pdv "green" e l'inaugurazione del negozio da 7.000 mq coinciderà con il lancio di un concept a basso impatto con un impianto di geoscambio (simile a quello del pdv milanese di Corsico) , uno di biomasse e politiche di riciclo del 90% dei rifiuti prodotti. Accanto a tutto ciò il ristorante offrirà una ricca varietà di prodotti biologici.

Infine, una piccola vittoria italiana (se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno). Il retailer svedese per la prima volta ha dovuto modificare una delle sue abitudini storiche e consolidate. Le matite regalate ai clienti. Pare che nel pdv di Napoli l'utilizzo indiscriminato da parte dei clienti abbia fatto ritenere più opportuno un diverso comportamento. Quindi dora in avanti chi avrà bisogno di una matità dovra chiederla al personale....

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venerdì 29 agosto 2008

Sindacati e Ikea



Si sono svolti nelle scorse settimane gli incontri tra Filcams Cgil, Fisascat, Cisl e Uiltucs Uil e la direzione di Ikea in vista dell’apertura del nuovo punto vendita di Parma, in cui saranno impiegati circa 250 addetti. Sono stati formalizzati gli accordi conclusivi sui temi importanti quali gli orari, le maggiorazioni per il lavoro domenicale, le pause retribuite e l’organizzazione del lavoro. Si tratta, secondo i sindacati di categoria, di una nuova importante opportunità di occupazione che conferma la crescita continua degli addetti nel settore dei servizi nella nostra provincia.


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martedì 15 luglio 2008

Riceviamo e pubblichiamo


IKEA CORSICO:

comunicato stampa RSU.

Infortuni. luglio 2008


TROPPI INFORTUNI E POCA PREVENZIONE!!!

IN IKEA CORSICO I LAVORATORI E LE LAVORATRICI INCROCIANO LE BRACCIA.


Tre infortuni seri in meno di 5 giorni, capitati ai dipendenti e 1 ad un bambino(cliente), hanno scatenato la rabbia dei dipendenti, della RSU e della RLSdell¿Ikea di Corsico, e della Filcams Cgil che hanno proclamato un¿ora di scioperocon assemblea molto partecipata per giovedì 3 luglio 2008.Con questa iniziativa si vuole riportare in cima alle priorità dell¿azienda iltema della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro.Gli ultimi infortuni riguardano l¿ennesima collisione tra due mezzi meccanici(slitte elettriche) causata dalla taratura troppo veloce di mezzi, dalla mancanza disegnaletica orizzontale e verticale e di specchi angolari che regolamentano iltransito dei mezzi e dei pedoni. Gli altri due infortuni invece, riguardano untaglio con 21 punti di sutura al braccio e un colpo alla testa, causati da unaserie di procedure inadeguate o inapplicate per "mancanza" di tempo e dipersonale.Ma i problemi sono diversi: muletti che cadono dalle ribalte, porte antincendiosfondate, bancali che cadono da 8 metri, per non parlare poi dello stress prolungatocausato da eccessivi carichi di lavoro. Da quando ha aperto il nuovo negozio, ilpiù grande d¿Italia, per risparmiare, da tre, i falegnami sono rimasti in due, unoè stato rimosso forzatamente dalla mansione a discapito della messa in sicurezzadei mobili montati in esposizione e delle competenze di realizzazione degliallestimenti. Sempre per risparmiare, i lavoratori di notte lavorano conl'areazione spenta e con le sole luci di emergenza e lo stesso discorso anche perrecarsi in bagno.A breve inoltre ci sarà il rifacimento di un¿area molto vasta del negozio, con larealizzazione prevista in brevissimo tempo. Il gruppo incaricato del progetto èstato chiamato ¿Fast e Furios¿, a voi i commenti.Anche il concetto ¿self service¿ per i clienti, proprio per il disordine è darivedere, difatti il bambino che si è infortunato il 1 luglio in negozio è statocolpito in testa da un articolo in vendita posto su uno scaffale troppo alto.Cosa chiediamo?Innanzitutto evidenziamo che già più volte abbiamo segnalato queste problematicheall¿azienda senza alcun riscontro.I numeri parlano chiaro: 33 infortuni dall¿inaugurazione del nuovo negozio (pocopiù di un anno fa) di cui 12 negli ultimi 7 mesi, 70 persone assunte in Ikeafisicamente idonee alla proprio mansione che oggi risultano non più idonee allaMovimentazione Manuale dei carichi per problemi all¿apparato scheletrico.Puntiamo a migliorare l¿informazione e la formazione permanente per i tutti idipendenti tramite sedute in aula e dibattiti direttamente sul luogo di lavorointeressato. La formazione tramite CD rom che attualmente l¿azienda adotta pertutti i lavoratorie le lavoratrici non è sufficiente specie se poi ad esempio non vi sono le normalicondizioni di una corretta Movimentazione dei Carichi, basta guardare lo stoccaggiodi merce in deposito e in self service con peso superiore ai 20 kg posizionatotroppo in alto e non sempre con l¿ organico adeguato per maneggiarlo.Chiediamo una politica di prevenzione seria e discussa tra le parti e unatteggiamento diverso da parte aziendale. Buona parte dei problemi nascono da unacattiva organizzazione del lavoro, e attualmente su questo tema veniamo esclusiautomaticamente dall'azienda, quando interveniamo capita che siamo percepiti comequelli che infastidiscono. Ma la salute dei lavoratori, lavoratrici e dei clientinon può essere vissuta come fastidio o come un costo.



La RSU e La RLS IKEA CORSICO

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venerdì 9 novembre 2007


L'Ikea scopre le sue pasionarie

Roma, sette donne guidano la rivolta dei precari. Accuse ai dirigenti e paura di perdere il posto.

Ho gli occhi puntati addosso, non posso parlare, dobbiamo sentirci domani». Elisabetta Pellegrini, sindacalista interna dell’Ikea di Roma, sembra un personaggio del film «Bread and Roses» di Ken Loach. Eppure no, la vita non è un film. E ancora oggi, nel 2007, c’è un gruppo di donne che vorrebbe solo servire bene i clienti dell’azienda in cui lavora, essere mamma con dignità e tornare a casa la sera dalla famiglia con un sorriso. Ma non ci riesce. «Ikea controlla i miei spostamenti e posso stare sicura che tutto ciò che dico dopo dieci minuti è già a conoscenza dell’ufficio personale», lamenta Pellegrini, una delle sette donne «purtroppo per loro» che compone il sindacato interno. Una situazione di malcontento che è arrivata al limite dopo il cambio di orario per i part time da 600 euro al mese del mercatone dell’Anagnina a Roma. «L’azienda non ha concordato con i dipendenti i nuovi turni e questo è contrario alla legge. Qui ci sono circa 450 lavoratori, ma quasi solo i dirigenti hanno un contratto a tempo pieno. Il resto sono giovani e soprattutto donne da venti o trenta ore lavorative settimanali, i cui diritti vengono calpestati più facilmente. Ora siamo in 150 a lamentarci. Meritiamo un nuovo contratto. E i ricatti non sono più accettabili», denuncia Pellegrini. Sabato scorso infatti i dipendenti della catena svedese hanno incrociato le braccia, tanto da costringere l’azienda alla chiusura di alcuni reparti. «E’ da un anno e mezzo che lavoriamo sotto pressione, sentiamo promesse a vuoto e, se ci ammaliamo, non abbiamo garanzia di ritrovare il posto al ritorno», sono state in quell’occasione le parole di un’altra donna Ikea, Chicca Franca. Alberto Farina, capo del personale, si dimostrava «sorpreso della protesta», dando la colpa del malcontento al «calo delle vendite del 35% dopo l’apertura di una succursale», e davanti all’assemblea dei lavoratori si riservava di rispondere in futuro.Emanuela Scodinu, altra donna orgogliosamente Ikea, almeno quanto sarda, contesta questa impostazione: «Ikea logora psicologicamente i suoi lavoratori. Prima d’oggi è sempre esistito un dialogo. Ma stavolta no, perché l’azienda ha introdotto ai posti di comando uomini noti per aver messo altrove i dipendenti in brutte situazioni. Dirigenti accompagnati alla porta in altre realtà, qui sono riusciti a trovare un posto. Dov’è finita la nostra diversità svedese?». Anche Elisabetta Pellegrini se lo domanda. E ricorda che non è sempre stato così. «Il pubblico in questi ultimi mesi si stupisce della poca pulizia dei locali e dei bagni, lamenta un peggioramento del servizio e una deprofessionalizzazione degli operatori. Nel 2000, quando Ikea è entrata in Italia, non si cercava di risparmiare da ogni parte, anche sui contratti di pulizia, ma si seguiva un metodo nobile che metteva il cliente al centro dell’attenzione. E’ su questo spirito che io e tante mie amiche abbiamo deciso di investire qui il nostro tempo. Poi però il fatturato si è abbassato, perché in Italia sono spuntati tanti imitatori di Ikea. E dei 36 mila visitatori giornalieri durante i weekend del 2000 ne è rimasta la metà». C’è anche da aggiungere che la stessa Ikea, se prima era rappresentata solo a Milano e Bologna, ora ha moltiplicato la sua offerta con sedi a Roma e Firenze, ma anche Bari e Napoli. Dunque, mezzo sud non ha più la necessità di salire fino a Roma per risparmiare sull’acquisto di una cassettiera come qualche anno fa. Novità che però fa emergere una differenza nel trattamento dei lavoratori. «A Milano - dice Pellegrini - i sindacalisti non sono boicottati come noi. Sono più liberi. Non è come qui, dove i colleghi mi chiedono di incontrarmi fuori... per cui qualche pressione gli verrà pur fatta. A Milano i componenti la rappresentanza sindacale hanno un’email aziendale per tenersi in contatto e farsi valere nei confronti degli altri uffici interni. Noi invece siamo un’entità clandestina». Paola Nota, delle sette donne Ikea alla testa della protesta, è l’unica iscritta alla Cgil. E’ d’accordo con Pellegrini, iscritta alla Uil, e Scodinu, tesserata Cisl, ma al telefono pare intimorita e non aggiunge altro alle parole delle amiche. Anche perché, nella rappresentanza sindacale aziendale che le vede tutte e tre presenti, ci sono altre quattro signore. Totale sette, appunto. Ma Paola Nota è l’unica rimasta della Cgil. Questo, solo da poco. Da quando le altre hanno dato le dimissioni.

FRANCESCO RIGATELLI

fonte
  • Allegati: SCIOPERO DEL 16/17 NOVEMBRE scarica il volantino della manifestazione per i lavoratori e quello per i cittadini (fonte filcams-cgil-MILANO).