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martedì 17 gennaio 2012

Lavoro domenicale : "aumenterà solo lo sfruttamento"


I sindacati: perché tenere sempre
aperto con il calo dei consumi?

Per ora non si parla esplicitamente di sciopero, ma ci sarà una tornata di assemblee sindacali per discutere su come affrontare la dilatazione degli orari del commercio. Per il lavoro domenicale ci sono infinite modalità: i «vecchi» con contratto stabile e magari un integrativo aziendale vengono retribuiti con il 60% in più; i nuovi hanno nel loro orario la domenica e lavorano senza maggiorazione, ma con riposo compensativo. Poi c’è l’infinito mondo della precarietà: contratti week end per il solo fine settimana o per la sola domenica.

In questo quadro la cosa certa è lo sconcerto dei lavoratori della grande distribuzione - circa 15 mila - che al 65-70% sono donne e all’80% con part-time imposto dalle imprese. Dice Elisabetta Mesturino della Cgil: «Non è vero che aumenterà l’occupazione: crescerà solo lo sfruttamento. E la vita dei lavoratori verrà sconvolta».

E Bruno Cordiano della Cisl aggiunge: «Già è un problema nella grande distribuzione, ma che cosa accadrà nei piccoli negozi? Chi vigilerà sull’applicazione del contratto? Propongo che lo facciano gli enti bilaterali di Ascom e Confesercenti».

E Gianantonio Pezzetta della Uil spiega: «Nella grande distribuzione ci sono vincoli, nei piccoli negozi c’è il contratto che difende i lavoratori, ma è chiaro che le imprese tenderanno a ricontrattare tutto. La cosa certa è che questa liberalizzazione è demenziale e rischia di far chiudere molti negozi».

Il nodo rimane quello della quantità di domeniche di apertura. I sindacati sono per ripartire dall’accordo fatto a dicembre che prevedeva 23 domeniche lavorate escluse le almeno quattro del mese di dicembre. In sostanza più delle metà delle 52 complessive. La filosofia è: «Come è possibile che con un calo fortissimo dei consumi sia necessario rimanere aperti sempre?».

I più furiosi sono i titolari di negozi nei centri commerciali. Domani mattina ci sarà una grande assemblea alla Confesercenti. Dice il segretario Tonino Carta: «E’ assurdo che la cosiddetta liberalizzazione limiti la libertà di questi esercenti: chi ha il negozio, per fare un esempio, in via Nizza può scegliere se aprire o no, chi nelle gallerie deve aprire».

E Valter Martini racconta la sua esperienza di proprietario di quattro negozi in centri commerciali di Torino, Leinì, Chivasso e Moncalieri costretto a aprire anche la domenica pena una multa di 5-800 euro. Dice: «Facciamo lavori di calzoleria, stampa di maglietta, riproduzione chiavi. Non posso prendere un ragazzo per la sola domenica perché occorre una professionalità specifica». E’ esasperato: «Questa decisione delle gallerie di tenere aperto sempre ci riduce a passare dall’essere degli imprenditori liberi a essere schiavi degli schiavi».

FONTE :http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/438600/

lunedì 16 gennaio 2012

accade al LIDL

“Mi presento:mi chiamo Emanuele D'Addario, sono pugliese, ho 32 anni, laureato in Economia e Commercio e vivo a Bologna da quando ho un anno. Adesso ho un problema: hai mai sentito parlare della Lidl? E' una società tedesca che si occupa della grande distribuzione di prodotti quasi esclusivamente alimentari, in Italia è famosa per i suoi discount ma non solo.. A dicembre 2005 vengo contattato dai dirigenti della società per fare un colloquio "di sicuro interesse", così comincia tutto:mi offrono 29000 euro l'anno, automobile aziendale, buoni pasto e tutti i benefits del caso per diventare quello che chiamano il Capo Settore, ossia, un quadro intermedio con le stesse mansioni di un capo area ma responsabile di una area provinciale non regionale. Il 15 dicembre lascio il mio vecchio lavoro "responsabile di reparto" in una catena di distribuzione di elettronica, a tempo indeterminato, ed il 2 gennaio approdo da questi tedeschi! Da quel giorno la mia vita viene stravolta! Tutte le mattine in piedi alle 5.00, la mia giornata inizia con lo scarico di camion pieni di merce, naturalmente da solo e con la forza delle braccia, poi sistemo il banco della frutta, del pane e le vasche della carne ed anche qui sollevo chili e chili di merce. Alle 9 apre il negozio al pubblico e solo allora iniziano ad arrivare i primi dipendenti (naturalmente tutti in formazione, con mille dubbi e domande alle quali devo rispondere io)e fino alle 21 il mio impegno è rivolto ad ogni singola mansione presente all'interno di un supermercato. Ovviamente se ho un po’ di tempo mi offrono di andare a pulire il parcheggio scoperto del negozio, perchè d'inverno con la neve è difficile per i clienti parcheggiare. Se rimane del tempo posso anche mangiare qualcosa, chiaramente dopo le 15.30 perchè a pranzo arriva un altro camion da scaricare.
Dopo la chiusura mi occupo di risistemare tutto il negozio (1286 mq) affinché sia perfetto per l'apertura del giorno successivo. Il negozio che mi viene affidato ha anche la fortuna di essere sotto personale a causa del forte turnover e così dopo le 21 sono sempre da solo a lavorare. Se tutto va bene, finisco per le 22.30, se tutto non va bene alle 22.30, quando credo di aver finito la mia giornata, arriva il controllo notturno, ossia un collega che ha il compito di valutare il tuo operato, che non è mai soddisfacente e così te ne rimani fino a notte inoltrata nel tentativo di fare qualcosa di soddisfacente, ricordandoti che il motivo della tua permanenza è solo la tua negligenza.
Ci sono anche le giornate di inventario notturno in cui dalle 5 della mattina si va letto alle 3.30 per ricominciare tutto dopo 1 ora e mezza.
Il giorno di riposo che mi spetta in realtà è bene non utilizzarlo per risparmiare qualche nottata lavorativa, la domenica non è il giorno di Dio, ma il giorno di chiusura della filiale e non si va a messa ma si approfitta dell'assenza dei clienti per fare altri inventari o rifacimenti.
In questo frangente mi capita un lutto in famiglia, per il quale mi spettano 5 giorni visto il viaggio a Brindisi che devo fare, ma i miei superiori hanno pensato che 3 giorni potessero essere più che sufficienti e al mio ritorno mi accusano di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e "a posto" per i 3 giorni successivi.
Mi capita anche un infortunio, e devo chiedere il permesso di assentarmi dal negozio per andare al pronto soccorso a mettere qualche punto alla mia mano, permesso che mi viene accordato dopo 2 ore e, al mio ritorno dall'infortunio, vengo accusato di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e "a posto" per tutto il periodo di degenza.
Questa non è solo la mia esperienza, infatti abbiamo iniziato la formazione in 83 in tutta Italia (13 in Emilia Romagna) ed a oggi ci sono solo 24 persone (3, me compreso in Emilia Romagna)che continuano ad aver la forza di fare tutto questo ogni mattina.
I costi dei prodotti riescono ad essere contenuti perchè l'azienda non è disposta a pagare straordinari (perchè se lavori di più è solo per colpa tua), festività non godute(perchè sei in formazione e più lavori più impari)..
La loro politica è quella del terrore, i dipendenti devono essere impauriti in modo da evitare ogni genere di rivendicazione o richiesta, infatti i sindacati non riescono ad avere una rappresentanza all'interno dei punti vendita.
Cercando in internet ho scoperto decine di testimonianze vicine alle mie, ed addirittura è stato pubblicato un libro "nero" lo Schwarzbuch, del quale è possibile trovare notizia anche su WIKIPEDIA, che racconta gli innumerevoli soprusi della Lidl nei confronti dei propri dipendenti.
Io all'ennesimo insulto ingiustificato, stanco di ricevere chiamate ad ogni ora del giorno, di non avere nemmeno il tempo per recuperare le mie energie, a quattro giorni dal termine del fatidico periodo di prova, ho provato a contestare i loro comportamenti e così sono stato obbligato a presentare la lettera di dimissioni, cosa che sono riuscito a non fare solo grazie all'aiuto di chi ha vissuto con me questi orribili mesi, e che mi ha permesso di non cadere sotto i loro colpi.
Sono in malattia da quel giorno, ho bisogno di ritrovare l'equilibrio che loro mi hanno tolto, e sto affrontando la situazione con l'appoggio di un sindacato, che mi aiuta anche a contestare qualcosa che non mi aspettavo, il licenziamento arrivatomi via telegramma durante la malattia.
La loro politica va al di fuori di ogni logica di mercato,sfruttano le persone fino all'esaurimento e poi le buttano via, tanto per contratti così appetitosi trovano qualche altro ragazzo che pensa finalmente di poter costruire qualcosa per il suo futuro.
Quello che ora sto cercando è sicuramente di riprendermi da questa esperienza, ma vorrei far conoscere alla gente, ovviamente contenta di aver trovato il risparmio sotto casa, da dove questo risparmio viene; non cuciamo i palloni e siamo tutti maggiorenni, ma sopportiamo soprusi e condizioni di lavoro non certo degni di un paese che ha la pretesa di far parte dell'unione europea (il monte ore mensile, 16 ore al giorno per 28 giorni, è di 448 per una base oraria di 3,48 euro, con un contratto da 42 ore settimanali elastiche e l'inquadramento da quadro).
Vorrei scrivere un milione di altre cose, far parlare insieme con me decine di colleghi costretti alle situazioni più impensabili, ma spero almeno di aver aperto una strada per riuscire a far conoscere tutto questo, in modo che nessuno più si trovi nelle condizioni di dover sposare la società per cui lavora e doverLe riconoscere anche i "doveri coniugali".. passivi chiaramente..
Grazie per l'impegno che metti in quello che fai, per tutti.
Emanuele.


FONTE :http://italy.indymedia.org/node/3253

lunedì 21 marzo 2011

DELEGATI CISL E UIL CONTRO L'ACCORDO SEPARATO PER IL CONTRATTO DEL TERZIARIO

VI SEGNALIAMO QUESTA IMPORTANTE INZIATIVA DI DELEGATI DELLA UILTUCS IN DISSENSO CON LACCORDO SEPARATO PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DEL TERZIARIO DIFFONDETELO E FATELO CONOSCERE AGLI ISCRITTI DI CISL E UIL

sotto e in allegato, il comunicato dei/lle delegati/e della Uilt...ucs Lombardia. con la speranza della massima diffusione.. belle cose Giuseppe Pugliese Milano, 14/03/2011 Comunicato dei/lle delegati/e sindacali Uil.Tu.C.S. Lombardia sulla firma dell'ipotesi di accordo del C.C.N.L. Terziario da parte della Uil.Tu.C.S. Nazionale. A seguito dell'ennesima firma separata posta sull'ipotesi di accordo per il rinnovo del C.C.N.L. Terziario il 26/02/2011, i/le sottoscritti/e delegati/e sindacali della Uil.Tu.C.S. Lombardia esprimono con forza il loro dissenso e la loro contrarietà a tale ipotesi di contratto. Pur apprezzando lo sforzo della Uil.Tu.C.S. Lombardia, noi delegati/e non lo riteniamo sufficiente, e per questo ci opponiamo, contestiamo e critichiamo in maniera più decisa diversi elementi del succitato accordo, ritenendolo inaccettabile e considerandolo una lesione ai diritti e alle tutele dei lavoratori e delle lavoratrici, al diritto alla salute e al diritto di sciopero. Deroghe peggiorative al C.C.N.L. per accordi di 2° livello: viene concessa la possibilità di raggiungere intese derogatorie del C.C.N.L. nelle contrattazioni di secondo livello. Tali deroghe non saranno presumibilmente positive per i lavoratori e le lavoratrici (ad esempio per la salvaguardia della salute e della sicurezza o per accrescere, migliorare tutele e diritti), ma dovranno essere finalizzate al miglioramento dei livelli di produttività, competitività ed efficienza delle imprese, concedendo così un ampio raggio di azione alle aziende e innescando una spirale al ribasso delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. All'introduzione della logica delle deroghe al contratto nazionale si affianca la riformulazione dei criteri guida per l'esercizio del confronto di secondo livello, le cui competenze e agibilità risultano troppo legate alle situazioni di crisi e non appaiono certo delineate con chiarezza e determinazione cogente per le imprese e per le associazioni dei datori di lavoro. Queste novità e queste modifiche rendono di fatto vana (e non rilanciata come si sostiene!) la contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale. Incremento economico contrattuale: 86 euro lordi in 6 tranche in 3 anni. Questo è l'aumento che deriva dal criterio di calcolo IPCA (indice dei prezzi al consumo armonizzato). E' un indice che non considera l'incidenza dei costi energetici e che non garantisce il recupero del potere d'acquisto delle retribuzioni. Al risicato incremento di salario viene poi agganciato, per la fine del 2013, un altrettanto risicato "Elemento economico di garanzia" per le aziende prive di accordi di secondo livello: una vera e propria disincentivazione alla contrattazione. Bilateralità e welfare contrattuale: in questo rinnovo la bilateralità è l'unico istituto che rimane immutato, anzi è rafforzato, con maggiori responsabilità e compiti che andranno a sostituire alcuni di quelli di competenza dell'ufficio provinciale del lavoro, come l'arbitrato, le transazioni e la certificazione di accordi etc. Ma a questo punto nascono spontanee alcune domande: a che cosa serve concretamente la bilateralità? Che effetti ha nel lavoro quotidiano di ognuno/a di noi? E nel medio periodo? In quanti conoscono e sfruttano le occasioni date da questo ente pur pagando mensilmente la propria quota? Invece per quanto riguarda il Fondo Est, la novità del contributo a carico del/la lavoratore/rice appare come una vera e propria presa in giro. Ci chiediamo quante volte dobbiamo pagare l'assistenza sanitaria, visto che già lo facciamo con le tasse ritenute alla fonte? In più, a fronte di un aumento contrattuale irrisorio, 86 euro lordi in 6 tranche in 3 anni, vengono ancora a pescare nelle nostre tasche per supplire a un'assistenza sanitaria che dovrebbe essere garantita. Collegato lavoro: su questo tema noi delegati/e ci chiediamo se fosse proprio necessario inserirlo, visti i dubbi di costituzionalità sui quali la Corte deve ancora esprimersi. Le norme del Collegato Lavoro su Certificazione dei contratti e sull'Arbitrato, che vengono inserite nel C.C.N.L., sono unicamente forme di ricatto e di rinuncia dei lavoratori e delle lavoratrici ai diritti di legge e contrattuali. 1) Viene introdotta la possibilità di spostare le vertenze di lavoro dall’autorità giudiziaria a collegi arbitrali, privatizzando in questo modo la funzione dei giudici del lavoro; 2) viene introdotta la possibilità di certificare la regolarità dei contratti di lavoro e quindi la volontà del/la lavoratore/rice. In questo modo il ricatto, che prima era implicito nel rapporto tra datore di lavoro e lavoratrice/lavoratore, oggi viene addirittura a essere certificato. In pratica, nell’ambito dei contratti di lavoro, possono essere pattuite clausole compromissorie per la devoluzione in via preventiva al Collegio arbitrale delle possibili controversie derivanti dal rapporto di lavoro. Cioè il lavoratore o la lavoratrice che deve sottoscrivere un contratto di lavoro, dovrà scegliere se firmare una clausola per la quale rinuncia in futuro a ricorrere al magistrato del lavoro, oppure rinunciare al posto che gli viene offerto. Se firma la clausola, potrà rivolgersi a una commissione bilaterale, composta in parti uguali da funzionari dell’impresa e sindacati firmatari di questo accordo, che deciderà secondo equità. Neo assunti/e: la maturazione differita della maggior parte dei permessi retribuiti (dopo 2 anni al 50% e dopo 4 anni al 100%) trasforma questi diritti in miraggi, date le caratteristiche di durata temporale dei contratti. Inoltre tale articolo non specifica e non dà istruzioni in caso di contratti intermittenti, o di cambio di aziende appartenenti alla stessa categoria. L'allungamento del periodo di prova, portato a 60 giorni, è quantomeno ridicolo poiché non ci pare sufficiente nemmeno a ipotizzare un'alternativa all'utilizzo di contratti a termine ad hoc. Lavoro domenicale: ennesimo progressivo peggioramento sul tema "domenica lavorativa", con l'aumento del numero di domeniche dove "le aziende hanno la facoltà di organizzare i lavoratori e le lavoratrici a tempo pieno" (le domeniche della legge Bersani più il 30% delle ulteriori aperture previste a livello territoriale). Pur essendo contrari all'introduzione dell'obbligatorietà nello scorso contratto, riconosciamo che almeno portò la maggiorazione festiva del 30% per tutti, ma questa volta qual'è la merce di scambio? La risposta dell'equa distribuzione dei carichi di lavoro e delle presenze non ci convince per niente, perché conosciamo bene la realtà e le condizioni lavorative. Nella maggior parte dei luoghi di lavoro non ci sono accordi sull'organizzazione del lavoro, ne tantomeno controlli, e le aziende gestiscono tutto in maniera unilaterale. Si applicano flessibilità ed elasticità all'orario di lavoro senza minimamente tener conto di un equa distribuzione oraria settimanale. La programmazione oraria è resa nota settimana per settimana, ma per esigenze aziendali anche giorno per giorno, con cambi turno e spostamenti orari. Si concentrano le ore lavorative nei giorni di più alta affluenza, spesso ricorrendo a orari "spezzati" che vanno oltre le 12 ore. Laddove esiste un accordo sull'organizzazione del lavoro, la sua gestione e il suo controllo da parte sindacale, risulta ostacolato dall'atteggiamento aziendale. Trattamento economico di malattia: il trattamento economico del periodo di carenza, cioè i primi 3 giorni di malattia, che è a totale carico delle Aziende, subisce una drastica e peggiorativa rimodulazione. Il 100% della retribuzione viene riconosciuto solo per 2 eventi all'anno, il 3° e il 4° evento vengono retribuiti con il 50% della paga, dal 5° episodio di malattia non saranno più retribuiti. Questa penalizzazione non si applica alle malattie con prognosi iniziale di almeno 12 giorni, ai ricoveri in genere nonché ad altre gravi patologie. Il tutto, scrivono Cisl e Uil, per “prevenire situazioni di abuso”. In pratica si toglie, in modo indiscriminato, il diritto alla salute della maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici, pur di colpire una minoranza di soggetti i cui eventuali abusi sono consentiti dall'assenza ingiustificata degli organi istituzionali preposti ai controlli! Con l'ipotesi dell'esonero dal versamento all'INPS si scardina il meccanismo solidaristico. Ricordiamo alla Fisascat-Cisl e alla Uil.Tu.C.S.-Uil che la loro funzione è quella di rappresentare gli interessi della forza lavoro, in modo positivo e concreto, seguendo la scia del progresso e dell'estensione dei diritti e delle tutele. Siamo assolutamente contrari a organizzazioni sindacali che di fatto non resistono agli attacchi pretestuosi della controparte in nome di un concetto malsano di responsabilità, che potremmo definire subalternità. Inoltre la rappresentatività di queste due organizzazioni è minoritaria, non solo nella categoria, e non possono arrogarsi il diritto di scegliere per tutti/e. Richiediamo il ritiro immediato della firma dall'ipotesi di accordo del CCNL e la riapertura del tavolo trattante. In alternativa, esigiamo la consultazione referendaria, composta da una domanda semplice e chiara, e che tenga conto dei lavoratori e delle lavoratrici realmente raggiunti, evitando di percorrere l'antipatica pratica del silenzio (lavoratori e lavoratrici che non hanno la possibilità di votare e di esprimersi!!) valutato come assenso. Per il futuro, ci auspichiamo che le due organizzazioni sopraccitate cessino questa plateale disponibilità (in cambio di...si capisce bene quale privilegio!?!) nei confronti di una controparte sempre più arrogante, ed evitino di firmare ipotesi indecenti, ma soprattutto non prendano decisioni palesemente contrarie allo sviluppo e alla crescita dei diritti e delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori. Un'organizzazione sindacale che non si occupa di tutelare i lavoratori e le lavoratrici e che non cerca di riequilibrare gli sproporzionati rapporti di forza, ma anzi si propone come addetto alla certificazione del ricatto lavorativo, non è più degna di essere chiamata sindacato, bensì agenzia di servizio! D'Agostino Maria, Lo Bianco Anna, Luppino Luigi e Uggeri Carolina (R.S.U. Auchan Cinisello Balsamo), Scardi Francesco (R.S.A. Auchan Cesano Boscone), Pugliese Giuseppe (R.S.U. Auchan Nerviano), Fregoni Massimiliano e Wodziak Kasia (R.S.U. Iper Rozzano), D'Errico Pietro, Pani Nadia e Ruggeri Luisa (R.S.A. Auchan Monza). Per contatti: Pugliese Giuseppe cell. 3472432948 e-mail: puglimagiu@gmail.com