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sabato 28 marzo 2009

tempi moderni



Le voci di chi perde il lavoro: "Darsi da fare? La fa facile Berlusconi"


Nessuno è disinformato, davanti alle fabbriche in crisi o tra chi manifesta perché è licenziato. O l´ha letto o glielo hanno detto: che Berlusconi consiglia loro di non piangere e andare a cercarsi un lavoro. Sono furiosi

A Calenzano davanti al complesso di Carrefour i cartelli sono espliciti. «Licenziata» ha scritto sul petto ogni donna che distribuisce volantini giù in strada per raccontare che il ristorante Finifast Two, dentro il complesso e dove loro facevano dalle cameriere alle cassiere, le ha licenziate tutte e 15 con una raccomandata: «Con la presente le comunichiamo che dal 31 marzo il rapporto intrattenuto deve intendersi risolto. La società cesserà l´attività». «Dopo cinque anni che si lavora qui, nessun superiore si è degnato di dirci qualcosa - dice Catia Boncinelli - Ho due figlie e la nausea. Berlusconi parla bene perché è in alto, ci venisse lui al posto nostro. E´ facile trovare lavoro? Me lo trovi, faccio anche le pulizie». Chiara Leonelli: «Ho due figli di 7 anni e di 6 mesi e un marito licenziato. Ci si sono rizzati i capelli in testa a sentire un presidente del consiglio che parla così».Maria Grazia Cinelli racconta che non riusciva neanche a dirlo alla famiglia della lettera: «Non me l´aspettavo davvero. Dove diavolo vado a trovare un altro lavoro se sono tutti in difficoltà?». Lo conferma Angelica Romano, due bambini e un marito con il contratto solo fino a novembre che è stato «un fulmine a ciel sereno». Dice: «Si sta in ansia. E´ brutto. Chiedo a Berlusconi dove vado a trovare lavoro, me lo da lui, si va a mangiare a casa sua, ci paga mutuo e tariffe? Dice agli italiani: spendete. Ma noi non abbiamo ville, solo una casa da pagare con il mutuo e la lettera di licenziamento». Maria Esposito viene da Napoli e per 10 anni ha lavorato al nero: «Vorrei sapere da dove se le prende quelle battute Berlusconi. Mi domando se ha cervello. Ma lo vede cosa stanno facendo gli altri contro la crisi? Mi trovo a 40 anni da sola con una figlia da mantenere. Si vergogni lui e quanti lo votano. Che venga qua fuori, deve venire qua fuori. A fine mese io non potrò più pagare l´affitto e da mangiare. Ma non molleremo. Finifast ha venduto ad altri. Mercoledì riaprono, e se non ci assumono ci incateneremo qui davanti».
A Castello gli operai della Seves, mattoni di vetro di qualità, hanno appena finito di salutare, ieri verso le 12,30, i loro delegati che vanno in Palazzo Vecchio a chiedere ai capigruppo attenzione per la fabbrica che ha perduto i vecchi dirigenti, i nuovi denunciano la mancanza di ordini e i magazzini pieni, gli operai sono in cassa integrazione per 26 settimane (due in fabbrica e cinque a casa a rotazione) e temono che alla fine l´azienda chiuda. «E´ una vergogna - è infuriato Mauro Bianchelli - Ma si può mai fare un discorso del genere in una crisi come questa? Berlusconi vuole scaricare la colpa sulle spalle dei lavoratori. A 50 anni se chiedi un lavoro ti prendono a calci. Paghiamo gli errori fatti dall´azienda e ora viene lui a prenderci in giro». «Ce lo trovi lui il lavoro - esplode, accanto, Livia Biagioli - Gli si dà l´indirizzo, dato che è così bravo. Non l´ha capito che c´è la crisi. Si sta male a casa a fare le faccende e guardare i figlioli quando non c´è sicurezza per il dopo».Roberto Vichi ha la calce spruzzata sulla tuta: «Ho finito le mie due settimane in fabbrica e ora vado a casa con lo stipendio decurtato e la famiglia da mantenere - dice amaro - Da tempo mi guardo intorno per trovare un altro lavoro. Mi dicono: non è il momento». Francesco Lilla: «Boh, se me lo trova il lavoro Berlusconi me lo dica. Qui va davvero male, oltre il danno, le beffe. Ci ho provato anch´io a cercare, a 52 anni non c´è santi che ti piglino. Ho un figlio di 12 anni. A casa in cassa si sta male, si sta in tensione». Non trova un altro lavoro neanche Marco Pinotti Baroni che di anni ne ha 35: «Detta da chi rappresenta un´istituzione la frase di Berlusconi fa molto male. Si dia da fare piuttosto». Alessandro Patanti: «Si andrà tutti a casa di Berlusconi. Cerco lavoro e mi dicono: "Quando ci sarà la ripresa"».Non si trova lavoro neanche a 20 anni. Lisa Margheri: «Vorrei andare via di casa. Ho cercato lavoro come una dannata. Tutti prendono le domande e ti dicono: in questo momento non ce n´è bisogno, si starà a vedere. Alla fine sono riuscita a conquistare un part time da 400 euro al mese come barista. Ma ora non c´è lavoro e mi fanno andare solo il sabato e la domenica. Berlusconi? Non lo considero nemmeno». Lorenzo Cavalieri ha 21 anni e un lavoro di pasticcere. «E´ facile trovare lavoro? Dai 16 ai vent´anni, quando non c´era crisi, ho dovuto lavorare 12 ore al giorno per ottenere ora un contratto da otto ore».






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sabato 14 marzo 2009

ricevo e pubblico

condizione femminile

Ciao sono Lina, operaia e delegata tessile in mobilità, vorrei esprimere un pensiero sulla situazione attuale...

L’aumentare della disoccupazione è motivo di paura e smarrimento per ogni individuo e per ogni fascia di età.

Penso al dramma dei giovani lavoratori precari, ma in modo particolare agli “over 40 e 45, fascia di lavoratori a rischio di perdita dell’occupazione e di difficile reinserimento nel mondo del lavoro,

Ed è di quest’ultimi che vorrei parlare. Molte aziende (leggendo i giornali), considerano la soglia dei 40 il limite massimo per investire o disinvestire sulle risorse umane,
e poiché per le aziende, i lavoratori e in modo particolare le lavoratrici cosidette “mature”, costano di più e sono meno flessibili, fan di tutto per mandarle a casa perché ritenute un problema, (per i motivi che già conosciamo, la cura dei figli, anziani,ecc ecc) per poi inserire elementi giovani, con contratti a termine, di apprendistato, giostrandoli e sfruttandoli a loro piacimento e magari illudendoli.

E’ sicuramente una situazione gravosa per tutti i lavoratori ma credo che a farne le spese maggiori saranno le donne, già prese pesantemente di mira a partire dalla cancellazione del divieto di consegnare dimissioni in bianco, una fortuna per quei datori di lavoro che non vogliono saperne di maternità – ad arrivare alla proposta dell’allungamento dell’età pensionabile.

C’è una contraddizione però in tutto questo: da una parte, politicamente, si spinge all'allungamento dell'età pensionabile e dall’altra a livello aziendale si fa di tutto per lasciarle a casa.

Vorrei sapere, a chi si riferisce l'aumento dell'età pensionabile, se poi si viene cacciate a 40 / 45 anni?

Sono gli "over 45" espulsi dal mercato del lavoro che diventeranno i nuovi poveri, cioè quelle persone che, pur con qualifiche professionali, si ritrovano a diventare disoccupati storici, disagio ancora più alto per il mondo femminile. Non è il singolo individuo disoccupato che è vittima dell'espulsione dal lavoro, ma un intero nucleo familiare che risente di tale situazione, specialmente quando non si ha nessuno che possa aiutarti, diventato ormai una persona esclusa dall'attuale sistema sociale.

Queste lavoratrici prima pensavano al futuro, chiedendosi " forse riusciremo a..."; poi il futuro ha incominciato ad essere incerto e a far paura, ora, NON ESISTE!
Dovranno aspettare i 65 anni - ben vent’anni senza una retribuzione, per aver una misera pensione con la quale sopravvivere!!


E' necessaria, per gli "over 45" che non hanno lavoro, la priorità di creare un mercato di lavoro (creando corsi di riqualificazione profess.) esclusivamente rivolto a queste categorie, essendo diventate INVISIBILI, anche con incentivi alle aziende che assumono, con contributi mensili di solidarietà sociale in base al reddito, o in riferimento ai titoli di studio conseguiti, al tempo di permanenza nelle liste di disocc. ecc..., ma, nel nostro Paese e soprattutto in questo particolare momento, purtroppo, non esiste la volontà strutturale di risolvere questo dramma che attanaglia le tante famiglie in crisi.

Lina Reggio Emilia. 13/03/2009

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sabato 8 marzo 2008


L'8 MARZO...LAVORO E 194...

TUTTI IN PIAZZA!


L'8 marzo ha radici lontane. Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne. Era il 1907: Clara Zetkin (che nella prima guerra mondiale fondò la Lega di Spartaco) dirigente del movimento operaio tedesco organizza con Rosa Luxemburg (teorica della rivoluzione marxista che fondò il partito socialista polacco e il partito comunista tedesco) la prima conferenza internazionale della donna.
Ma la data simbolo è legata all'incendio divampato in un opicificio (Cottons) di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive.
Nel 1910 a Copenaghen, in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l’istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago.
Successivamente la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale (1914-18). La tradizione, nel nostro Paese, viene interrotta, nel 1943, dal fascismo. La celebrazione riprende durante la lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione delle donne contro la guerra, l’occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti femminili. Nascono i gruppi di difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che daranno origine all’UDI (Unione Donne Italiane).
Nel 1946 l’UDI prepara il primo 8 marzo nell’Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti sociali e politici delle donne. Sceglie la mimosa come simbolo della giornata.
La vera "esplosione" in termini di popolarità e di partecipazione, l'8 marzo l'avrà negli
anni ’70. Anni che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi che, tra l'altro, operano attivamente per la legge di parità, per il diritto al divorzio e all’aborto. La prima manifestazione femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma. Ma il top, la celebrazione dell'8 marzo, lo raggiunge nel 1980, con una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi.
In conclusione possiamo dire che il percorso dell'8 marzo si snoda in quasi un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino lungo e complesso per le donne di tanti paesi, con tanti sistemi di governo, più volte interrotto, ma che con grande tenacia hanno sempre ripreso con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione delle donne.


giovedì 6 marzo 2008

Intervista


Vi lascio alla lettura dell'intervista alla cassiera del supermercato esselunga di Viale Papiniano a Milano...ma prima una precisazione...doverosa...come abbiamo scritto il giorno della nostra prima pubblicazione....Questo blog nasce come strumento semplice ma molto efficace per una rapida diffusione delle informazioni fra noi lavoratori.Vista la "frammentazione" del mercato del lavoro si e' reso necessario un "dialogo" tra tutti i dipendenti della GDO per la condivisione di problematiche comuni e per la diffusione delle informazioni tra realtà differenti...con questo post di oggi spero di chiudere definitivamente la questione "Viale Papiniano",poco ci importa se sia successo all'esselunga piuttosto che in un'altra catena di supermercati...siamo tutti nella stessa barca.DAREMO VOCE e presteremo attenzione a TUTTI coloro che lavorano nelle "fabbriche del nuovo millennio"...

I CENTRI COMMERCIALI

un "mondo complicato" per le migliaia di persone che ci lavorano.

"Mi ha sbattuta contro gli armadi
e messo la testa dentro il water"

La donna: "Pensavo di morire, alla fine sono svenuta". Sulla faccia e sul corpo restano i lividi, prova dell´aggressione subita
di Zita Dazi

«Lo sapevo che me l´avrebbero fatta pagare». Stringe il referto del Policlinico che parla di contusioni, distorsioni, ecchimosi, tumefazioni, trauma cranico. La cassiera dell´Esselunga di viale Papiniano aggredita da uno sconosciuto nello spogliatoio del supermercato, si muove a fatica col collare ortopedico, ma cerca di non piangere. Dice solo: «Adesso ho ancora più paura».«Mi urlava "piscia, piscia, piscia!". E mi spingeva la testa dentro al water facendo scorrere l´acqua». L´avevamo chiamata Giovanna, la settimana scorsa, quando aveva denunciato di essersi dovuta fare la pipì addosso, mentre serviva i clienti, perché le era stato negato il permesso per andare alla toilette. Ieri, la stessa cassiera dell´Esselunga di viale Papiniano, era piena di lividi in faccia e sul corpo, immobilizzata dal collare ortopedico, nel morale ancora più avvilita e spaventata per il futuro.

Che cosa è successo?«Giovedì, alle 16.30, ero appena andata in "pausa". Sono scesa nel nostro locale spogliatoio, mi sono seduta sulla panchetta e stavo frugando nella borsa per trovare qualcosa. Ho sentito una mano che mi afferrava da dietro e mi tirava su per i capelli».

E non ha urlato? «Avrei voluto. Ma mi è stato messo qualcosa sugli occhi e un tampone, un pezzo di stoffa in bocca. Non riuscivo più a parlare e a vedere niente. Ho solo capito che si trattata di un uomo, una persona molto forte, più alta di me».

Non c´era nessuno nel locale? «Mentre scendevo le scale - dato che lo spogliatoio e i bagni dei dipendenti sono sotto al supermercato - ho visto l´uomo dell´anti saccheggio, penso che anche lui mi abbia vista. Ma giù non c´era nessun altro».

Che cosa ha pensato? «Ho pensato che stava per ammazzarmi. Mi ha trascinato con la forza dentro all´antibagno. Poi ha buttato per terra il bidone dei rifiuti che di solito tiene aperta la porta del locale. E ha cominciato a picchiarmi».
Precisamente che cosa le ha fatto? «Mi sbatteva la testa sugli armadietti con violenza. Mi ha preso a calci, a spintoni, a pugni».

Stava zitto o parlava? «Mi ha detto poche cose in italiano, aveva un accento meridionale. Mi diceva, "hai parlato troppo" e picchiava. Giù un colpo e diceva: "Questo è da parte di..". Un altro colpo e "Questo è da parte di.."».

A chi si riferiva? «Ha fatto dei nomi, che ho denunciato alla polizia. Ma credo che fosse per confondere le acque».

Non è riuscita a difendersi in nessun modo? «Ho cercato di graffiarlo. Ho anche pensato che se mi ammazzava almeno mi sarebbero rimaste tracce del suo Dna sotto le unghie. E gli ho morso un dito, ma ho sentito che aveva guanti di plastica».

Quanto è durato il tutto? «Non saprei dire. Diversi minuti. Quando mi ha costretto a mettere la testa nel water ho perso conoscenza, non ricordo più nulla. Pensavo ai miei due bambini e avevo il terrore di lasciarli per sempre».

Come si è salvata? «Sono rimasta sul pavimento davanti al water. Una collega mi ha trovato così, svenuta. Ho aperto gli occhi e ho visto il direttore della filiale che mi carezzava e mi chiedeva "Perché mi fai questo?"».

Che cosa voleva dire? «Non so, forse ha pensato che mi fossi fatta male da sola. Forse immaginava il macello che sarebbe venuto da questo ulteriore sviluppo del mio caso. Lo vedevo preoccupato. Mi hanno detto che siccome non mi riprendevo, in attesa dell´ambulanza, il direttore mi ha fatto la respirazione bocca a bocca. Ma io non ricordo quasi niente. Solo il male terribile».

Che idea si è fatta? Chi potrebbe esser stato? «Veramente non so. Io non ho mai avuto nemici, non ho problemi familiari. Mai avevo avuto minacce».

Difficile non legare quest´aggressione a quel che le era successo nelle settimane precedenti. «In effetti, quel "piscia, piscia" sembra indicare il motivo dell´aggressione. Ma come si fa a dirlo con sicurezza? E come si fa a capire chi abbia deciso di punirmi per la mia denuncia?».

Come si sente? «Come potrei non averne? Ho terrore per me e per i miei figli, adesso. Ho paura delle conseguenze che potrei avere sul piano lavorativo. Quest´impiego per me è fondamentale, senza il mio stipendio la mia famiglia crolla».

L´azienda le è stata vicina? «Il direttore mi ha accompagnata in ospedale. Poi si sono informati sulle mie condizioni. Certo, per loro, questa è una grana in più. Non sono situazioni che all´azienda piacciono».

Chiederà il trasferimento? Cercherà un altro lavoro? «No, assolutamente. Resterò al mio posto e lotterò per la verità e per i miei diritti».
(01 marzo 2008)


sabato 1 marzo 2008

ancora all'esselunga...


BOTTE ALLA CASSIERA.


Esselunga:aveva denunciato il mobbing,picchiata nello spogliatoio.

Quello che pubblichiamo è un articolo che non avremmo mai voluto leggere....il nostro "modestissimo" blog nasce per raccogliere gli sfoghi dei lavoratori della GDO ma non avremmo mai voluto arrivare a recensire certi fatti avvenuti in un supermercato (!!!) .
Ricordate quella cassiera che le era stato impedito di andare in bagno e ..... solo qualche giorno fa ce ne eravamo occupati....leggete cosa è successo ieri...

PICCHIATA da uno sconosciuto nello spogliatoio del supermercato dopo aver denunciato il mobbing.E' quanto accaduto a una cassiera dell'Esselunga di via Papiniano ieri pomeriggio.Lo scorso 2 febbraio aveva concluso il suo lavoro alla cassa in lacrime umiliata.Per ore,Giovanna (il nome è di fantasia), una cassiera italo-peruviana di 44 anni,avava chiesto di andare in bagno.Soffriva di problemi renali,e lo aveva documentato all'azienda con un certificato medico.Non era servito a niente. La donna non aveva avuto il permesso di lasciare il posto e dopo 4 ore aveva finito per fare i suoi bisogni sulla sedia della cassa,davanti ai clienti.
Aveva finito l'orario comunque senza avere nemmeno la possibilità di cambiarsi,ma anche raccontato l'accaduto alla UIL che oltre alla denuncia sindacale aveva indetto per martedi' prossimo (4 marzo) ,insieme a CGIL e CISL un volantinaggio davanti all'esselunga.
Ieri Giovanna è stata aggredita ed è finita all'ospedale.Aveva finito il turno e ,verso le 16.30,era scesa negli spogliatoi del personale.Dentro il supermercato,dunque in una zona protetta,sotto la responsabilità dell'azienda.Qui un uomo,che ha saputo descrivere come alto e robusto,l'ha presa per le spalle,le ha chiuso la bocca e le ha sbattuto violentemente la testa contro un armadietto.Giovanna è svenuta ed è rimasta a terra fino a che non è stata trovata da una collega che ha chiamato il 118.L'ambulanza che l'ha portata al Policlinico ha rubricato l'intervento come "malore" ma Roberta Musu,la segrtetaria della UIL del commercio che si è interessata al caso fin dall'inizio ,lo esclude:"In primo luogo,l'aggrssione è avvenuta nei locali dell'azienda e già questo è un fatto gravissimo.La seconda cosa,è che la direzione inizialmente ha quasi cercato di insinuare che la lavoratrice fi fosse fatta male da sola.Terzo,da quanto mi ha raccontato,è stata minacciata.Le hanno detto che ha parlato troppo"......
Anche all'esselunga,secondo la sindacalista,sono preoccupati.Ieri un dirigente si è presentato al Policlinico per sincerarsi delle condizioni della dipendente.
Il 7 marzo manifestazione sindacale all'esselunga di viale Papiniano per parlare della condizione femminile sul posto di lavoro.

Fonte:La repubblica.

LE IENE SUL FATTO ACCADUTO IL 2 FEBBRAIO



giovedì 21 febbraio 2008

LA FALCE E ....IL CARRELLO(???)


Esselunga

la commessa non può andare in bagno

Un altro vergognoso episodio di vessazione nei supermercati di Bernardo Caprotti A Milano, in viale Papiniano, una donna costretta al lavoro, senza potersi alzare E Berlusconi vorrebbe candidare Caprotti al Senato, un chiaro esempio di «rinnovamento» .

ABUSO L’umiliazione, l’imbarazzo, e il coraggio della denuncia. È successo a una commessa dell’Esselunga: costretta alla cassa per ore senza il permesso di assentarsi due minuti per andare in bagno, si è trattenuta finchè ha potuto. Poi le colleghe l’hanno vista alzarsi in piedi con le lacrime agli occhi e il grembiule bagnato.
L’episodio risale al 2 febbraio scorso. La dipendente della filiale milanese di viale Papiniano - una donna italo-peruviana di 44 anni, madre di due figli - ha chiesto di essere sostituita per recarsi alla toilette: era in servizio da quasi tre ore, l’azienda sapeva che soffre di cistite, eppure nessuno è arrivato a sostituirla. «Più passavano i minuti e più stavo male» ha raccontato. La sua richiesta è stata ripetutamente ignorata dai responsabili del supermercato, anche dopo l’intervento dei rappresentanti sindacali. Un’ora dopo era ancora lì, ha cominciato a piangere e si è fatta la pipì addosso. «Capisco che può sembrare incredibile, ma possiamo lasciare la cassa solo se arriva il cambio» ha spiegato una collega.
Un’incredibile storia di diritti negati - non a caso ambientata in un’azienda definita dai sindacati «leader per le difficili condizioni in cui fa lavorare i dipendenti» - dal seguito ancora più incredibile: la donna ha chiesto di poter tornare a casa per cambiarsi, ma è stata costretta a rimanere in cassa per altre quattro ore fino alla fine del turno, in una condizione emotiva umiliante e con forti dolori causati dall’aver trattenuto a lungo l’esigenza fisiologica. Tanto da recarsi poi al pronto soccorso, dove le hanno prescritto una cura e le hanno dato 15 giorni di malattia per l’emoragia e le piccole lesioni interne causate dal suo problema renale aggravato dall’attesa per andare ai servizi. Ora la cassiera attende impaurita di tornare al lavoro: «Sono terrorizzata, so che mi faranno pagare duramente quel che è successo». Ma ha denunciato il fatto alle organizzazioni sindacali, e sta valutando la possibilità d’intentare una causa legale davanti alla magistratura del lavoro.
Al quartier generale Esselunga fanno finta di nulla: «Non ci risulta niente del genere, non vorremmo che dietro questa storia ci fossero manipolazioni del sindacato». Nessuna sorpresa per i sindacati di categoria, che l’anno scorso hanno promosso una campagna di denuncia sui diritti negati ai lavoratori della grande distribuzione, a cominciare proprio da Esselunga. «L’azienda ha sempre negato l’esistenza di questi problemi» sottolinea Sergio Fassina della Filcams Cgil. «Ci troviamo di fronte ad abuso intollerabile». Tanto più all’interno di un gruppo «il cui proprietario scrive libri per insegnare come devono girare le relazioni sindacali».
Fonte:Di Luigina Venturelli / Milano sull'Unità 21/2/2008

lunedì 21 gennaio 2008

CONDIZIONE FEMMINILE


IL DIAVOLO ....COSA VESTE?



Ciao Alessandro!!

Mi hai chiesto di scrivere qualcosa sul blog e mi sembra più che giusto dare un contributo. Non conosco molto bene il settore del commercio, in quanto io sono una “tessile”. Faccio però parte della categoria, come tutti, dei consumatori e la prima cosa che voglio dire è che chi sta al pubblico ha la mia più grande solidarietà: orari assurdi, turni massacranti, week-end di lavoro, mese di dicembre senza sosta…….. senza considerare che tutti i giorni si ha a che fare con la gente, ovvero “il pubblico”. Io che ci metto 10 minuti a scegliere cosa comprare, penso che perderei la pazienza dopo un attimo, con chi ti fa tirare fuori tutto il negozio e poi non compra nulla.
Se poi si considera che oltre all’indeciso di turno, si ha a che fare, quotidianamente, con i problemi della vita, quali il contratto precario, il mutuo o l’affitto da pagare, i figli da guardare, ecc….. come si fa ad essere sempre sorridenti e disponibili? Verrebbe da pensare che, prima di tutto, un negozio dovrebbe puntare a rendere tranquilla la vita di chi ci lavora perché un addetto alle vendite gentile e competente fa tornare i clienti, non li allontana. Invece c’è di tutto e di più, lo immagino.
Io, seguendo il settore tessile, ne vedo tante, di continuo: dal lavoro al nero alla discriminazione delle donne. Siamo nel 2008 e ancora QUALCUNO non ha capito che i figli li fanno le donne. Mah!
Facciamo un esempio: la mia lavoratrice tessile, in un settore molto a rischio, ha un lavoro precario perché da un momento all’altro potrebbe chiudere l’azienda, non perché ha un contratto a progetto. Magari si fa pagare gli straordinari a nero (a volte anche i notturni) per prendere qualche soldino in più, senza pensare che la nuova generazione, con la pensione calcolata sui contributi, riscuoterà di meno anche a non segnare le ore regolarmente in busta paga.
Siccome la mia lavoratrice non ha un posto di lavoro tranquillo, ha paura a formare una famiglia, comprare casa e fare figli. E quindi, alla fin fine, anche a spendere. E’ un circolo vizioso che non fa altro che indebolire il nostro sistema, dopo aver già notevolmente indebolito le famiglie.
C’è paura nel futuro, con la speranza che non ti succeda mai qualcosa che possa anche solo “disturbare” la quiete quotidiana. Un esempio banale: se in famiglia qualcuno si ammala e ha bisogno di cure…… chi se ne occupa?
Io ho 2 genitori anziani, sono figlia unica e il lavoro mi permette di andare avanti, non di fare shopping tutti i giorni!!! Se i miei si ammalano, chi può seguirli? Non posso lasciare il lavoro, perché altrimenti non campo, e se cerco una badante, come faccio a pagarla??……… AIUTO!!!!
Quello che manca oggi è un sistema di servizi per il cittadino che dia a tutti le stesse possibilità e che, ad esempio, una donna possa SCEGLIERE di lavorare 8 ore o di stare dietro ai figli……
Ti sembro pessimista???? Sono realista perché vedo quello che c’è a giro, ma rimango ottimista, a fatica, perché lo sono sempre stata e perché penso che sia necessario continuare ad esserlo.

Silvia
SILVIA MOZZORECCHI Funzionario CGIL settore tessile Scandicci/Chianti (FI)