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lunedì 10 gennaio 2011

COLLEGATO LAVORO .... 23 gennaio scadono i termini


Se entro il 23 gennaio i lavoratori con contratto a termine, scaduto, non presenteranno un ricorso al proprio datore di lavoro perderanno il diritto di farlo. Oggi entrerà in vigore la legge 183, il famoso collegato lavoro, che impone a tutti di impugnare il licenziamento entro 60 giorni. Una scadenza che, da adesso, si applicherà anche ai contratti di collaborazione o a tempo determinato senza eccezioni. Una norma, come ha più volte sottolineato la CGIL, che colpisce soprattutto i precari che attendono un eventuale rinnovo.

Le stime della CGIL parlano di una cifra compresa tra le 100mila e le 150mila persone coinvolte, in quella che è, coma ha più volte sottolineato il sindacato, una "norma sbagliata, ingiusta e con vizi di costituzionalità", a cui si aggiunge la "gravità" della retroattività.

Secondo il Segretario Confederale della CGIL, Fulvio Fammoni, da oggi "il lavoratore precario, anche con contratto a termine scaduto, viene messo nella condizione dover decidere in pochi giorni se impugnare il contratto irregolare o perdere per sempre quel diritto". Questo “crea una disparità fortissima", in questa maniera, prosegue il dirigente sindacale, ''si equipara la conclusione di un contratto temporaneo ad un licenziamento".

Oltre tutto a questo il sindacato di Corso d'Italia contesta anche i tempi troppo stretti. Da oggi al 23 gennaio ''in molti – dice Fammoni - non saranno in grado neppure di conoscere la norma e, quindi, decadranno dal diritto''. Il risultato sarà, ha concluso il dirigente sindacale, ''una sanatoria al rovescio'' o, al contrario, un'impennata del contenzioso, ''cioè l'esatto contrario di quanto il governo dichiara di perseguire'' con l'allargamento del ricorso all'arbitrato.

La CGIL, che è già impegnata da settimane nel distribuire materiale informativo, ha deciso di rivolgere un appello agli organi di informazione, che è stato già raccolto da molti dei principiali media. Tutti gli uffici legali della confederazione, tutti gli sportelli immigrati, tutte le strutture di categoria delle Camere del Lavoro, saranno impegnate nei prossimi sessanta giorni in una attività straordinaria di consulenza e tutela. Inoltre, la Confederazione di Corso d'Italia, non solo su questo punto, ma sull'intero collegato lavoro, sta predisponendo una memoria su principali vizzi di incostituzionalità della legge.

La CGIL ricorda infine, che i contratti di lavoro precari, già conclusi da tempo, se si ritiene siano viziati da irregolarità, devono quindi essere contestati per scritto entro i 60 giorni successivi all'entrata in vigore della Legge. Questo lo si può fare anche con una lettera che interrompa i termini di legge. Successivamente si avranno 270 giorni a disposizione per andare ad un giudice per riaffermare il diritto.


FONTE: http://www.cgil.it/tematiche/Documento.aspx?ARG=POLAV&TAB=0&ID=15085


domenica 12 ottobre 2008

Modello contrattuale


Contratti, il triplo inganno di Marcegaglia


Lavorare in pochi, lavorare tanto, cioè più di prima, per guadagnare se va bene come prima. E prima - meglio dire adesso - i salari dei lavoratori italiani erano i più bassi d'Europa. E' questa, in due parole, la ricetta alla base dell'ipotesi di accordo presentata dalla Confindustria a Cgil, Cisl e Uil. I contratti nazionali vengono ridotti al puro recupero di una sola parte dell'inflazione, e quelli di secondo livello vincolati da un legame totale e indissolubile degli eventuali aumenti salariali alla produttività, all'utile d'impresa. Il tutto accompagnato dalla detassazione degli straordinari -per renderli addirittura più convenienti del normale costo orario della prestazione lavorativa - e dei premi di risultato, cioè degli aumenti conquistati nei contratti integrativi di secondo livello.
La proposta, come ha risposto all'unanimità il direttivo nazionale della Cgil, è irricevibile. Lo è in assoluto, perché riduce il lavoro a pura merce, variabile dipendente dai profitti. Lo è nello specifico, per la peculiare struttura produttiva italiana, frantumata in decine di migliaia di piccole imprese in cui non solo non si contratta, ma dove molto spesso il sindacato neppure riesce a metter piede. Dire che sia il recupero di una parte dell'inflazione che gli aumenti salariali sono demandati alla contrattazione di secondo livello, vuol dire discriminare i lavoratori e condannarne la maggioranza a un ulteriore impoverimento.
C'è una terza ragione che rende intollerabile, prima ancora che inaccettabile, la pretesa degli industriali, in piena coerenza con le politiche del governo e con il consenso di Cisl e Uil: con l'attuale precipitazione, la crisi finanziaria si estende all'economia reale, riducendo conseguentemente i consumi e dunque la domanda. In prospettiva, ciò significa esplosione della cassa integrazione nelle grandi imprese e licenziamenti in quelle più piccole. In questo contesto, quanti saranno i lavoratori in grado di conquistarsi il contratto integrativo?
FONTE

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lunedì 1 settembre 2008

storie...


Come si lavora nella grande distribuzione

Sono la mamma di un ragazzo caporeparto di uno dei 67 ipermercati Carrefour e, leggendo la lettera della mamma del capo filiale della Lidl della Puglia ho ritenuto di scrivere questa lettera per far conoscere le condizioni in cui operano alcune fasce di dipendenti in un’altra multinazionale della grande distribuzione quale è la società di distribuzione Carrefour.
Il contratto di lavoro di mio figlio è di 38 ore settimanali e invece lui, come gli altri dello stesso livello, lavora non meno di dieci ,dodici ore al giorno per sei giorni consecutivi.
Non so se questa è da considerarsi una situazione normale.
Questi ragazzi e non solo mio figlio sono trattati dai loro superiori non come persone che collaborano al buon funzionamento dell’azienda ma come gente da sfruttare il più possibile. La multinazionale Carrefour, per essere davvero una seria e grande azienda,la seconda al mondo e la prima in Europa per fatturato, come essa si ritiene, ha bisogno non solo di maggiore personale che operi nei punti vendita, ma di dirigenti più umani e di una migliore organizzazione del lavoro e di non ricorrere a queste forme vergognose di sfruttamento continuato perché il dipendente impegnato 10,12 ore al giorno lavora con grave rischio per la propria sicurezza sul posto di lavoro e con seria possibilità di ammalarsi e di esaurirsi..
C'è bisogno che anche il lavoro dei capireparto venga regolato con l’utilizzo del cartellino all’inizio ed alla fine della giornata lavorativa che confermi le ore giornaliere effettivamente prestate come in tutte le aziende che si rispettino.
Perché IL CARTELLINO CHE ACCERTA L'ORA DI INIZIO E L'ORA DI FINE LAVORO non funziona per i capireparto e i capisettori? Forse per quella misera indennità mensile di funzione? Come viene attuata la cosiddetta flessibilità d’orario è meglio eliminare dal contratto l’aggiuntiva indennità di funzione e siano regolarmente pagate le ore eccedenti il normale orario di lavoro ed, esistente tale norma, soprattutto essa venga fatta rispettare con la quantificazione giornaliera delle ore effettivamente prestate.
Come madre chiedo a tutte le istituzioni competenti in materia (Sindacati,Ispettori del lavoro,forze dell’ordine....), di effettuare i dovuti controlli sugli orari di tutti i dipendenti e soprattutto delle categorie interessate alla flessibilità d’orario, non solo nei punti vendita Carrefour ma, poiché tale fenomeno sembra ampiamente diffuso, in tutta la grande distribuzione. Sono certa che, come mio figlio, tutti i ragazzi che operano nella grande distribuzione hanno tanta voglia di lavorare ma chiedono solo di non essere sottoposti a simili forme sfruttamento da parte di aziende che se ne approfittano solo perchè è molto difficile lasciare un posto di lavoro ed andare alla ricerca di un altro. Questi ragazzi desiderano solo lavorare con serenità ,in sicurezza e, soprattutto,dedicare la loro esistenza anche alla propria famiglia ed alla vita sociale.Una madre molto preoccupata del futuro del proprio figlio




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mercoledì 27 agosto 2008

Ascanio Celestini

PAROLE SANTE
Chi scrive su questo blog non vi nasconde la profonda simpatia/stima per Ascanio Celestini.
Vi proponiamo un'intervista tratta da RASSEGNA.IT sul "lavoro precario"...
DA GUARDARE TUTTO D'UNFIATO!
CONSIGLIO:per ascoltare l'intervista interrompere la riproduzione del lettore multimediale MP 3 sulla destra del BLOG...


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mercoledì 30 luglio 2008


LA NORMA ANTI-PRECARI


Cos'e' "la norma anti-precari" che il governo sta discutendo con le parti sociali e datoriali?Eccone una breve ma esaustiva spiegazione tratta da Repubblica.it:


Il provvedimento. Finora il magistrato che riscontrava irregolarità sul ricorso a uno o più contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Se passerà la nuova norma, il giudice dovrà limitarsi ad applicare all'azienda una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità (la stessa prevista per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti). Con la sanatoria, il diritto al reintegro decadrà per chi in questo momento è in causa.


Favorevoli gli imprenditori. Di parere opposto Confindustria: "Il provvedimento va nella direzione giusta - commenta il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta - un po' di semplificazione e di minor rigidità è quello che serve al mercato del lavoro. In questo, come in altri casi, non è di sanzioni che abbiamo bisogno ma di norme praticabili, che abbiano un senso logico rispetto alla situazione reale".


I sindacati sul piede di guerra. Dura reazione dei sindacati, che accusano il governo di lasciare alle imprese "mano libera sull'uso dei contratti a termine". "E' una misura molto negativa - denuncia Fulvio Fammoni segretario confederale Cgil con delega al mercato del lavoro - lascia aperta ogni possibilità per le aziende sull'uso del contratto a termine, senza che, in caso di irregolarità, queste abbiano alcuna ripercussione futura".
ULTIMORA
Le modifiche riguardanti le norme su precari e assegni sociali sono state presentate in mattinata dal relatore Salvo Fleres in commissione Bilancio del Senato. L'emendamento sui precari interesserà solo i contenziosi in corso. La proposta di modifica indica, infatti, che "con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, e fatte salve le sentenze passate in giudicato", in caso di violazioni di legge "il datore di lavoro è tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto". Tutto questo dovrebbe circoscrivere la norma ai ricorsi dei lavoratori delle Poste e a pochi altri casi.






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domenica 18 maggio 2008


I precari e l'indennità per malattia

Sono milioni, lavorano senza certezze, non hanno ferie pagate e in caso di malattia devono far fronte ai mancati guadagni, generati da eventuali giorni di inattività, attingendo dai propri risparmi (un'utopia vista l'entità dei compensi percepiti e il carovita). E' così che queste persone, appartenenti alle categorie non protette - precari, stagionali, liberi professionisti e lavoratori autonomi - sono costrette a lavorare anche malate, con la febbre a 39, tosse, mal di testa, bronchite e chissà che altro. Giacomo Milillo, segretario della Fnmg (Federazione nazionale dei medici di famiglia), denuncia un aumento dei pazienti che rifiutano certificati medici per 3 o 4 giorni di riposo, o ne chiedono almeno la riduzione. Il fenomeno che - secondo Emilio Reyneri, ordinario in Sociologia del lavoro alla facoltà di Sociologia della Bicocca di Milano - in passato riguardava soprattutto i lavoratori precari più ricattabili, ora va coinvolgendo anche i titolari di partita iva, diplomati e laureati di fascia alta. C'era da aspettarselo? Politici e giuslavoristi (esperti di diritto del lavoro) hanno affermato che flessibilità doveva essere la parola d'ordine dei lavoratori. I precari hanno preso il termine alla lettera: il lavoratore di oggi è flessibile, si flette alle moderne esigenze del mercato del lavoro e, appunto, anche se malato lavora lo stesso perché il rischio reale, oltre a rimetterci la paga già bassa, è di perdere il lavoro. Nei luoghi di lavoro ad alta densità di precarizzazione i più giovani ricorderanno solo vagamente che una volta, anni fa, i loro genitori o i loro nonni avevano ottenuto buone garanzie se dipendenti, o percepivano, almeno, redditi adeguati ai rischi e agli adempimenti che si accollavano con il lavoro autonomo; è probabile che le nuove risorse umane saranno ancora più flessibili all’unica realtà che hanno conosciuto? Dovremo aspettarci precarietà e retribuzioni sempre più basse? Secondo Emilio Reyneri, ordinario in Sociologia del lavoro, uno dei grandi temi è proprio il basso livello delle retribuizioni dei precari che in altri paesi, al contrario, sono premiati con retribuzioni più alte.

FONTE:tuttogratis.it



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venerdì 16 maggio 2008



CONTRATTO NAZIONALE INTERINALI

FIRMATO RINNOVO



''L'accordo raggiunto, frutto di un confronto complesso, coglie la comune volonta' delle parti, a dieci anni dalla nascita dell'interinale, di consolidare e rafforzare il sistema a partire dal miglioramento delle condizioni di lavoro e della sua valorizzazione'. A dirlo sono Alai-Cisl, Cpo-Uil e Nidil Cgil, commentando il raggiungimento stanotte dell'intesa per il rinnovo del contratto dei lavoratori in somministrazione, ora al vaglio finale degli organismi dirigenti delle parti (i direttivi sindacali sono convocati per il 27 maggio). Del nuovo contratto i sindacati segnalano 'il rafforzamento delle tutele; la valorizzazione dei percorsi lavorativi anche attraverso il rafforzamento del tempo indeterminato; il miglioramento delle prestazioni, a partire dalla introduzione di una previdenza integrativa specifica, dalla definizione di un sostegno al reddito per i periodi di disoccupazione, da norme di tutela e sostegno per la maternita'''.

N.D.R.:I lavoratori interinali impiegati nel commercio si attestano intorno al 15% nel 2007 ma si arriva nel settore dei servizi al 45%

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domenica 20 aprile 2008

Un "pezzo" del nostro mondo...


Lavoratore atipico?

Sicuramente giovane

Quanto incidono le forme di lavoro atipico nell’attuale mondo dell’occupazione? E su quali soggetti gravano maggiormente gli effetti dell’atipicità?Da un’indagine Isfol Plus realizzata nella seconda metà del 2006 su indirizzo della Direzione generale mercato del lavoro e del ministero del Lavoro con il contributo del Fondo sociale europeo emerge che l’occupazione dipendente a termine rappresenta complessivamente poco meno del 10% del totale in Italia.Questa a sua volta si divide in un 50% circa costituita da contratti a tempo determinato e da un altra metà composta da figure di apprendistato, contratti di inserimento, contratti di formazione lavoro e da lavoro intermittente. In questo quadro risultano avere poco spazio il lavoro interinale e lo stage retribuito, mentre del tutto trascurabile è la pratica del job sharing. Il rapporto fa tuttavia notare che tali forme di lavoro triplicano fra i giovani.Dall’indagine risulta poi che l’incidenza di situazioni lavorative come collaborazioni coordinate e continuative, a progetto e occasionali, sovente indicate come parte preponderante del mercato del lavoro, pesino mediamente per il 5,7% del totale, ma anche in questo caso la quota si alza, nello specifico quasi del 50%, con l’abbassarsi dell’età.Un’indagine approfondita del fenomeno, dicono ancora all’Isfol, dovrebbe poi tener conto dei cosiddetti casi di falso positivo, quelli cioè di chi svolge mansioni diverse da quelle previste dal proprio contratto, fra cui anche i finti collaboratori e i part-time. Al netto di tutti i possibili falsi positivi gli individui interessati da forme di lavoro atipiche sono quasi 3,5 milioni, ovvero il 15,3% dell’occupazione.E per il futuro? Il 28% del campione intervistato dall’Isfol ritiene che l’attuale contratto a termine sia il preludio a una trasformazione in un contratto a tempo indeterminato, mentre il 24% non crede che alla base delle attuali condizioni ci siano motivazioni particolari.

FONTE:Alice.it